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27° GIORNATA di Campionato Serie A 2015/16
01.03.2016 19:20
Piovono le prime sentenze dal campionato di Serie A 2016. Non ancora quella relativa allo scudetto, ma la sensazione è che non manchi molto anche quest’anno, con la speranza di essere smentiti. Smentiti da un Napoli a corto di fiato e che avrebbe bisogno di maggiori rotazioni da parte di Sarri (far giocare un fenomeno come Mertens solamente 15 minuti è deleterio); un Napoli che pare abbia subito il contraccolpo di quel gol di Zaza, di quel programma così ampiamente e profondamente studiato e preparato, andato in frantumi in un attimo di secondo, e ora da rifare da nuovo, con uno sforzo mentale doppio, e con la consapevolezza di non avere la giusta dose di esperienza. Anche al Franchi di Firenze nel Monday night il Napoli poteva seriamente vincere, ma anche perdere: oggi alla squadra di Sarri manca cinismo nei momenti chiavi, lettura più precisa della totalità della partita (si regge spesso su improvvisazioni), e manca ossigeno. La Fiorentina che aveva palesato gravi lacune difensive negli ultimi tempi, riesce a reggere l’urto del miglior attacco del nostro campionato, con ordine ed attenzione. Gioca come sa la squadra di Sousa, e dimostra che questo le può anche bastare per tenere testa alle big. Ergo, le può anche bastare per raggiungere l’obbiettivo terzo posto.
26° GIORNATA di Campionato Serie A 2015/16
23.02.2016 18:23
È stato il caso che ha infiammato l’ultima giornata di campionato: Spalletti che allontana Totti prima della partita con il Palermo e gli chiede di sedersi in tribuna, causa le dichiarazioni di “malcontento” che il capitano della Roma aveva rilasciato in un’intervista al Tg1. E subito tutto il calcio giocato è passato in secondo piano, i fatti del campo hanno lasciato corso ai fatti del contorno che, modestamente e sinceramente, interessano meno. Ma se si parla di Totti, ognuno ha diritto di dire qualcosa. Dico brevemente la mia: Spalletti ha fatto l’allenatore (almeno nel gesto, forse meno nei modi), Totti non ha fatto il calciatore. C’è chi poi in tutto questo ci ha visto un attacco al campione, al capitano, al cuore pulsante della Roma, al re di Roma, al simbolo eterno di questa squadra: non c’è stato alcun attacco, e sbandierare queste motivazioni per difendere la causa Totti, è esercizio ardito, e pura divagazione sul centro della questione. Totti, essendo un giocatore della società Roma, non è legittimato a dire e fare quello che vuole, e la società Roma ha il diritto di prendere provvedimenti. Totti è Totti, lo ripeto, e la Roma come lui non l’ha amata nessuno, e non la ama o amerà nessuno: ma anche il troppo amore spesso risulta un problema. Spalletti perciò ha dimostrato polso ed attributi, ha tutelato gli altri giocatori e ha fatto il bene della sua squadra, gestendo il problema nello specifico, ma istillando soprattutto la “crisi” riflessiva del “problema Totti”, che ora, inevitabilmente, andrà gestita. Tutti tacevano, e lasciavano andare le cose. Ora non più. Se non ha più il passo per giocare, il pupone deve accettare altri ruoli. Di fatto ritorniamo al discorso precedente: il calcio è ciò che accade in quel rettangolo di gioco. Totti è da qualche tempo che da quel rettangolo ne è fuori. Quel campo l’ha reso un simbolo, l’ha reso una bandiera, l’ha reso un campione: sia modello a cui ambire, obbiettivo da raggiungere, spinta per il futuro. Per i giovani calciatori, e per la sua amata Roma. Con tutta la stima. Anche perché la sua Roma, appunto, ha dimostrato che con il pallone tra i piedi se la cava bene, e il 5 a 0 al Palermo ne è la prova, come la quinta vittoria consecutiva in campionato. www.soccerhousetv.it/news/2574/il-punto-sul-campionato-la-26esima-tra-calcio-non-giocato-e-i-conti-che-restano-aperti-in-tutti-i-fronti
#RISCOPRIAMOLI
22.02.2016 08:2125° GIORNATA di Campionato Serie A 2015/16
17.02.2016 10:53
Tante le attese, forse troppe. Era il “nostro Super Bowl”, qualcuno ha azzardato a dire: ci sta, bisogna aumentare le aspettative, alzare l’asticella della tensione, della fremente attesa. Ma sono bastati pochi minuti di Juventus Napoli, per sgonfiare tutto, miseramente, e farci tornare alla realtà dei fatti, crudelmente, come accade sempre d’altronde: il nostro calcio, oggi, è questo. E non sprizza salute, anzi. È tattica, ma quindi noia, antispettacolo, e mancanza di coraggio. Il paradosso è che, a conti fatti, il big match abbia rispecchiato l’andamento del Super Bowl di quest’anno: il gioco è stato in mano alle difese. Se il Napoli doveva dimostrare di essere da scudetto, per me non l’ha fatto, a differenza di quanto sostengono molti, addetti ai lavori e non. Le ragioni sono molteplici: un solo “potenziale” tiro in porta ed occasione da gol in tutta la partita, per chi si presentava a Torino con il miglior attacco e la miglior fase offensiva del campionato, e con l’intenzione di fare la partita (così diceva Sarri in conferenza pre partita); un Higuain non pervenuto: quando il momento diventa decisivo l’argentino si defila, scompare, si perde ed eccede in nervosismi da chi è consapevole di questo limite personale: accadeva già l’anno scorso nel finale di campionato o in Europa League, accadeva nella finale di Coppa del Mondo contro la Germania. È un fuoriclasse, non si discute: le 24 reti sono qui a testimoniarlo in modo inequivocabile. Ma per diventare un campione serve mettere dentro la rete “decisiva”, nel momento più importante: puoi fare anche più di 30 gol, ma se non segni il “gol scudetto”, tutto si rompe: il calcio, in questo senso, è impietoso. Ma innalza i suoi Grandi, proprio in virtù di queste circostanze. Per arrivare al titolo, il Napoli ha bisogno che il suo fuoriclasse vesta i panni del campione. Infine l’atteggiamento: una squadra che punta a vincere lo scudetto ha l’obbligo di voler vincere sempre, in ogni circostanza, in ogni minuto di partita, a maggior ragione negli scontri diretti. Il Napoli per un po’ ci ha quasi provato, ma si è arresa molto presto al pareggio, risultato comunque comodo per la classifica. Ed è stata punita. Da chi? Dalla coerenza della Juventus, e di mister Allegri. Se la squadra di Sarri ha snaturato la sua indole, la Juventus ha continuato dritta, a fare quello che sa fare: praticare la pazienza, ergere una difesa impenetrabile, frustrare quindi l’avversario, e colpire con precisione chirurgica. Infine, seppur lo spettacolo è stato quasi nullo, i bianconeri l’hanno meritata. E hanno dimostrato, al momento, di essere da scudetto più degli avversari.






